Contributo al programma della Sinistra Unita [di Circolo Ilaria Alpi]
CONTRIBUTO AL PROGRAMMA DELLA SINISTRA UNITA
La crisi economica e non solo che imperversa in questa città e nella provincia, obbliga tutte le organizzazioni politiche, culturali e associative ad una presa di coscienza, che il nostro territorio ha bisogno di una svolta programmatica che metta in campo le migliori forze perché il futuro non debba essere un’ incognita, o peggio, una minestra riscaldata e mangiata per forza. Situazione creata da un modello economico ormai superato che ha accentuato le diseguaglianze di classe, marcandole sempre di più. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Poveri sempre meno garantiti dei servizi che attenuavano le disparità socioeconomiche. Modello economico che ha creato un esercito di manodopera sottopagata e continuamente ricattata di licenziamento, pur di accettare condizioni di lavoro sempre meno garantito e sempre più precario. Modello economico che ha smantellato tutte le produzioni locali in cambio di un pugno di occupati nella grande distribuzione, depauperando quello che in passato era il nerbo economico della nostra isola, cioè l’agropastorizia e l’artigianato in genere. Modello economico che ha trasformato i servizi essenziali, come la sanità, la scuola, i beni demaniali, l’acqua, i trasporti, le strade, i porti e gli aeroporti, in costi per poterli regalare a gestori privati che, con risorse pubbliche, creano i loro profitti senza che la ricchezza prodotta ricada nei territori interessati. La privatizzazione dei beni primari ha creato quelle condizioni di diffusa povertà che viviamo e avvertiamo in mezzo a noi. Questo modello economico che, con produzioni inquinanti ha per sempre compromesso il riutilizzo del territorio dove il polo industriale è situato, cioè anche bonificandolo deve essere sempre e solo utilizzato come area industriale. Il petrolchimico, che comunque rimane una ricchezza della città-territorio, deve essere ripensato e arricchito di produzioni meno inquinanti e che creino quel valore aggiunto quale la chimica fine può garantire.
Queste condizioni economiche hanno costretto i Comuni e i sindaci ad impegnare sempre di più risorse nell’aiuto ai più poveri ed ai meno garantiti come i disoccupati e i pensionati. In questi quattro anni molte cose sono state fatte, ma molte altre se ne potevano fare, e ci auguriamo che la prossima amministrazione, dopo aver rimesso in sesto le infrastrutture del centro storico, si occupi degli abitanti sia del centro storico che della città tutta. Da parte nostra, in piena collaborazione con le altre forze della sinistra, avanziamo qualche punto di programma che sarebbe indirizzato ad un miglioramento del vivere in questa città.
1)NESSUN POSTO DI LAVORO DEVE ESSERE PERDUTO. L’ENI non può permettersi si licenziare una provincia intera. Chiudere baracca e abbandonare il sito all’incuria totale. Vanno mantenuti tutti gli operai al lavoro, verticalizzare ancor di più la produzione e diversificare, producendo chimica fine e agrochimica. Bonificare il resto del sito per altri investitori interessati.
2)SI ALL’ENERGIA RINNOVABILE. NO AL NUCLEARE. In collaborazione con il mondo universitario e settori della ricerca, bisogna creare tutte le condizioni perche il settore delle energie alternative, pulite e senza scorie radioattive o quant’altro di inquinante, facciano della nostra Provincia il primo sito ad Emissioni Zero. Modello che venga poi diffuso in tutta la Regione. L’energia fotovoltaica, solare, biomassa, eolico, etc. diventino il contenitore occupativo del prossimo futuro immediato.
3)SASSARI E L’AGRICOLTURA. La nostra città e la Provincia intera hanno una vocazione storica verso la produzione agricola. Sassari è tra i comuni d’Italia con più territorio agricolo pubblico o demaniale. Mantiene la proprietà di molti oliveti, di terre ormai incolte e abbandonate. In periodo di crisi è un insulto lasciare che questa ricchezza venga ancora abbandonata. In questo modo si alimentano gli appetiti dei soliti speculatori che, con la scusa della valorizzazione del territorio, di fatto lo privatizzano costruendo ecomostri, o peggio, urbanizzandolo senza criterio. In collaborazione con le scuole professionali della provincia, con le associazioni di categorie, bisogna costituire cooperative giovanili e non, per lo sfruttamento produttivo delle terre pubbliche che tali devono rimanere.
4)PIU’ INFRASTRUTTURE. Per poter ancora sperare di far parte di quella porzione di mondo sviluppato o industrializzato, Sassari e la provincia hanno bisogno di un forte intervento nel miglioramento delle infrastrutture attuali: La ALGHERO-SASSARI-OLBIA non deve rimanere un sogno, così per la Sassari-Platamona; per la strada dell’Anglona e tutte le incompiute che fanno di questo territorio un tessuto sfilacciato e una rete disunita con zone interne ormai abbandonate e lontane dai centri della Provincia. Il territorio ed il Comune devono sentirsi come un insieme unito e collegato in modo che i tempi di percorrenza non siano snervanti e mortificanti. Anche in questo settore il pubblico deve essere prevalente. Il privato non sempre si è dimostrato all’altezza della situazione. I Trasporti sono cruciali perché possano rispondere a logiche di mero bilancio ragionieristico. Una voce a parte merita il settore di trasporto merci. La ferrovia ormai abbandonata dalle F.S. può decongestionare le strade dai camion. Le merci possono viaggiare in ferrovia soprattutto la notte quando i treni passeggeri non viaggiano. La rete delle infrastrutture deve avere un porto che sia tale. Porto Torres deve assumere tutte quelle caratteristiche di Porta di Ingresso della Sardegna. Adesso è un’accozzaglia confusa che rende il viaggiatore, il turista un essere spaesato che pensa di essere sbarcato in un perenne cantiere, invece che nell’Isola dei sogni.
5)SASSARI CITTÀ UNIVERSITARIA. La presenza dell’Università è paradigma di città giovane pensata per le loro esigenze sia di studio che di socializzazione. Niente di più falso. Il comportamento dei sassaresi nei confronti degli studenti fuorisede è sempre stato solo ed esclusivamente economico. Il continuo e fastidioso aumento dei fitti delle case, camere, cantine, magazzini, sottani vari, hanno creato una classe di speculatori ed approfittatori. Lo studente si sente un corpo estraneo, non inserito nel tessuto urbano. Questo comportamento ha reso questa città invivibile a tutti coloro che appartengono a quelle classi sociali medio basse, che lasciano nelle tasche di costoro molta parte del loro reddito senza avere in cambio nulla. Quindi, finiti gli studi, si scappa via da questa città inospitale, creando un impoverimento culturale di tutto il tessuto urbano. Il Diritto allo Studio deve essere garantito a tutti in egual misura. Chiediamo che il Comune attivi tutti gli strumenti di controllo perché l’affitto di un locale non sia un ostacolo per tutte quelle famiglie obbligate a far venire i figli a studiare in questa città.
6)SASSARI PER I GIOVANI. Il punto più dolente di ogni amministrazione è proprio questo. Nessuno ha fatto mai niente per i giovani di questa città. Poche palestre, pochi campi da gioco, nessun luogo di aggregazione e socializzazione, nessun centro sociale, nessun centro culturale dove fare teatro o cinema o arte in genere. Insomma il nulla. Dobbiamo invertire questo modo di fare e chiedere investimenti ingenti perché i giovani abbiano il gusto di vivere in questa città. Costruire qualche palazzo in meno, creare più spazio libero dove ci si incontri per fare sport, musica e cultura e…convivialità.
7)DIFESA DEI BENI PUBBLICI. Prima di tutto L’ACQUA DEVE RIMANERE PUBBLICA. Tutti i progetti di privatizzazione dei beni e dei bisogni primari devono essere bloccati. L’acqua, come l’aria non possono essere mercificate. Bisogna chiudere e superare la fallimentare esperienza di ABBANOA. Ricondurre a completa mano pubblica la gestione dell’intera filiera dell’acqua. Stessa sorte deve avere la SANITÀ. La salute dei cittadini non deve creare i profitti di improvvisati possessori di case di cure, di cliniche e luoghi di degenza, tutti comunque pagate dallo Stato e dalla Regione. Gli ospedali e la loro gestione deve essere rigorosamente pubblica. La trasformazione degli ospedali in aziende autonome serve solamente a far chiudere tutte quelle strutture di base che rafforzerebbero pochi poli ospedalieri, costringendo i cittadini a lunghe ed estenuanti attese, alimentando i viaggi della speranza per i più semplici interventi chirurgici. LE SCUOLE non devono chiudere. Un altro bene pubblico a rischio è il sapere. Chiudendo le scuole lo Stato italiano non garantisce il più elementare diritto che ogni cittadino deve avere, cioè quello del sapere e della conoscenza. In ogni Comune deve esserci la scuola. Se mancano le risorse, si prendano i soldi dai fondi garantiti alle scuole private e confessionali. Prima l’istruzione pubblica come recita la Costituzione.
8)SASSARI CITTÀ APERTA E ACCOGLIENTE. Tutti i migranti in regola di questa città devono essere messi nelle condizioni di poter godere dei diritti primari dei cittadini. Diritto di voto, diritto all’assistenza sanitaria e sociale, diritto all’istruzione. Essere comunque accoglienti con tutti coloro che vengono in città, perché fuggono da una vita di miseria e rapina da noi alimentata.
9)REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI. È importante che gli esseri umani abbiano la possibilità di decidere singolarmente come potersi relazionare con gli altri. Non vogliamo che religioni o dispositivi regolamentari o legislativi neghino diritti di libertà individuali. Il fascismo è morto. Il registro serve perché venga dato valore ad unioni che gli interessati hanno deciso che abbiano valore e non è giusto che istituzioni fasciste e clericali lo neghino.
10)POLITICA E MORALITÀ. Non è mai fuori luogo ricordare a tutti, che chi verrà eletto a rappresentarci deve avere sempre presente che amministrare la cosa pubblica non deve mai mischiarsi e confondersi con l’amministrazione del bene proprio. È da questa confusione che nascono comportamenti che non sono in linea con l’onestà intellettuale, e non solo, quando si ha a che fare con i soldi di tutti noi.



